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Diario d’inverno di Paul Auster

Nella sua misteriosa e avvincente opera giovanile L'invenzione della solitudine, lo scrittore americano e regista Paul Auster ci ha dato un ritratto memorabile di suo padre sfuggente e uno sguardo sorprendente sul passato violento della sua famiglia. Il suo saggio pubblicato più tardi, "Alla giornata", raccolto in un libro dallo stesso titolo uscito nel 1997, ha offerto una cronaca straziante degli anni di povertà e di lotta artistica dell’oggi celebre Auster. Purtroppo, i lettori entusiasti di queste memorie sono propensi a sentirsi delusi dall’ultimo libro, Diario d’inverno, edito da Einaudi. Il nuovo libro è una caotica raccolta informale di ricordi,…

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Trama
Ritmo
Personaggi
Incipit
Bonus della redazione

Deludente

Conclusione : Un'occasione mancata, persa tra l'auto-mitizzazione di sé e il narcisismo letterario.

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Nella sua misteriosa e avvincente opera giovanile L’invenzione della solitudine, lo scrittore americano e regista Paul Auster ci ha dato un ritratto memorabile di suo padre sfuggente e uno sguardo sorprendente sul passato violento della sua famiglia. Il suo saggio pubblicato più tardi, “Alla giornata”, raccolto in un libro dallo stesso titolo uscito nel 1997, ha offerto una cronaca straziante degli anni di povertà e di lotta artistica dell’oggi celebre Auster. Purtroppo, i lettori entusiasti di queste memorie sono propensi a sentirsi delusi dall’ultimo libro, Diario d’inverno, edito da Einaudi.

Il nuovo libro è una caotica raccolta informale di ricordi, riflessioni, e miniature, narrato in seconda persona e vagamente collegato con i temi della vecchiaia e del corpo. Si sforza di dare l’impressione che è stato scritto come diario segreto, non destinato alla pubblicazione. In realtà, sembra più un’opera postuma, come se fosse riesumata tra le carte di Auster dopo la sua morte e pubblicata in fretta e furia, in concomitanza con qualche anniversario o in sua memoria.

Ma Auster ha 65 anni ed è evidentemente in buona salute, il che suggerisce che i suoi editori hanno avuto tutto il tempo di prendere in considerazione la pubblicazione. Essi avrebbero dovuto rifletterci sopra un po ‘più a lungo.

Meglio conosciuto come romanziere, è stato spesso criticato per il riutilizzo dei suoi artifici letterari preferiti da romanzo a romanzo, c’è un fascino genuino nelle sue pagine: la capacità di infondere l’ordinario con una potenza quasi soprannaturale è una qualità senza dubbio straordinaria. Le camere, i segreti, i manoscritti, l’amore e la perdita, il paesaggio urbano – questi elementi familiari assumono un significato profondo e inquietante in altre opere più compiute di Auster.

Qui, però, la vecchia magia non sembra funzionare. Egli ci presenta le impressioni della sua vita dalla prima infanzia all’età adulta, e cerca di compensare la loro ordinarietà con sapiente retorica, sicuro che battendo le mani in un applauso, lo avremmo applaudito anche noi. Nel tentativo di descrivere le primavere della sua infanzia, ci informa che quadrifogli ” effettivamente esistono, ma sono stati trovati solo raramente e quindi erano un motivo di grande gioia”.

Molti dettagli del libro sono disposti in lunghi e statici elenchi. Quattro pagine sui cibi preferiti dell’autore da bambino. Tre pagine sulle scuole frequentate da sua moglie. Due pagine di cose che ha costruito con le sue mani. Tre pagine di tutti i luoghi in cui ha viaggiato. Cinquanta pagine che descrivono ogni casa o appartamento in cui abbia mai vissuto. Due pagine sulle sue cicatrici.

Il che ci porta alla qualità meno affascinante di questo libro di memorie: una vanagloria, velata da uno sguardo innocente, che a tratti sembra sprofondare in puro narcisismo. L’elogio di Auster per cose al di fuori di se stesso è quasi indistinguibile dalla lode per la sua capacità di accorgersi di esse. Riesce a parlare della sua avvenenza più volte, in particolare come spiegazione per i piacevoli incontri con le puttane di Parigi e fornisce utilmente le indicazioni stradali complete dei luoghi in cui sono state scritte le sue opere più famose, come se invitasse il lettore a intraprendere tour autoguidati.

In effetti, l’auto-mitizzazione letteraria di Auster è epica. Egli ci ricorda che usa una macchina da scrivere d’epoca e che ama rilassarsi, in casa sua, in una splendida stanza tappezzata di libri che lui e sua moglie, ingegnosamente hanno pubblicato. Si descrive come un solitario, un uomo silenzioso tagliato fuori dal resto del mondo, seduto alla sua scrivania per nessun altro scopo se non quello di esplorare l’interno della sua mente. Le sue azioni gli ricordano i grandi scrittori del passato, tra cui Joyce e Molière.

Ma Joyce e Molière non avrebbero mai utilizzato un linguaggio composto di cliché e impreciso, non avrebbero sentito il bisogno, come fa Auster, di riempire uno dei loro libri con 500 parole diario di viaggio sullo stato del Minnesota, o con 10 pagine di inutile compendio su un film sconosciuto degli anni cinquanta, o tre pagine di che raccontano le riunioni condominiali con i suoi vicini di casa di uno stabilimento di Brooklyn.

In ultima analisi è proprio la cronaca di queste riunioni condominiali a risultare meno deludente: si tratta di esuberanti piccoli spaccati di vita quotidiana resi in una prosa dolcemente ironica. Sono stati scritti dalla moglie di Auster e sono la cosa migliore del libro.

Francesca Zara

Francesca Zara
Lavora in ambito marketing, ha un profondo amore per i libri e l'editoria. Alla ricerca di un progetto che unisca i due ambiti, è diventata Direttore editoriale di Editoria&Libri.it

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