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Il film su David Foster Wallace

The End of the Tour: il film su David Foster Wallace

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Quante volte ci è successo di rimanere delusi dalla proiezione del film tratto da un libro letto? Moltissime, tanto che la frase “meglio leggere il libro che guardare il film” è diventato il mantra dei bibliofili. Ma non va sempre così. L’eccezione c’è e capita quando il cinema si mette a servizio della letteratura per portare sulla schermo piccoli frammenti di vita di un autore cult. È il caso del film The End of the tour, nelle sale cinematografiche dal 11 febbraio scorso, a quasi vent’anni dal suicidio di quello che oggi è considerato lo scrittore simbolo e genio della sua generazione, David Foster Wallace.

Il film racconta dell’incontro, avvenuto nel 1996, tra il giornalista del Rolling Stone, David Lipsky, e l’autore americano. The End of the Tour non segue l’arco biografico del protagonista, ma si concentra su un piccolo capitolo della sua esistenza. Con il compito di scrivere un profilo sullo scrittore, il giornalista lo segue nell’ultima parte del tour che lo porta in giro a promuovere ‘Infinite Jest‘, la sua ultima opera. Il viaggio è l’occasione perfetta e fortuita per un intenso gioco di specchi e riflessi. Wallace si suicidò poco dopo quell’intervista, il 12 settembre 2008. Alla notizia della prematura morte, David Lipkin decide di scrivere il libro ‘Although of Course You End Up Becoming Yourself‘ (in Italia con il titolo ‘Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta‘) in onore dello scrittore.

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Come diventare se stessi

Presentato al Sundance Film Festival 2015, la pellicola è diretta dal regista James Ponsoldt e ha come protagonisti Jason Segel (How I Met Your Mother), nei panni dello scrittore David Foster Wallace e Jesse Eisenberg (The Social Network) in quelli del giornalista David Lipsky.

Lipsky ripercorre con la memoria i pochi giorni passati tra Bloomington, Illinois – nella provincia americana in cui Wallace viveva e insegnava – e Minneapolis, ultima tappa del giro di presentazioni. Il film è un confronto tra due uomini, che anche per una sottile somiglianza fisionomica sembrano fratello maggiore e minore, maestro e allievo: da un lato l’autore celebrato, dall’altro l’apprendista con ambizioni letterarie posto di fronte all’artista di cui ammira, timorosamente, la grandezza.

Il film registra gli eventi senza una palese dinamica drammatica, nell’attesa di un’epifania. Perché, nonostante l’esibizione di uno stile in punta di piedi, da cinema indipendente, il racconto è innescato da due tonanti interrogativi: qual è l’essenza del genio di Wallace – l’interrogativo di Lipsky – e, ovviamente, quali sono le ragioni del suo gesto estremo – il quesito dello spettatore, molto probabilmente appassionato lettore di Wallace.

The End of the Tour comprensibilmente le elude entrambe, reticente come Wallace, che era ossessionato dalla paura di essere stigmatizzato nell’immagine pubblica dello scrittore famoso. La sua opera riflette costantemente sui temi del pubblico e del privato e su come l’identità venga esibita e tradotta in spettacolo e merce di consumo. Perciò fa di tutto per non essere “usato”: anche se è perfettamente consapevole di essere affascinato dal successo e bisognoso di essere riconosciuto. Per cui The End of the Tour oscilla tra silenzi e lampi di confessione, dai quali emergono piccoli istanti di autenticità , attimi di verità d’una personalità fragile e consapevole, sempre a rischio di dipendenza – dall’alcool, dalla televisione – e alla costante ricerca di un’intimità affettiva.

Visto sotto questa luce la pellicola, oltre la superficie gelida come la scenografia degli sfondi innevati di Bloomington, trova la sua verità espressiva e restituisce un ritratto rispettoso e malinconico di Wallace.

Se non sei ancora diventato un cultore di Wallace, qui trovi i cinque libri indispensabili per conoscere lo scrittore.

Redazione

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Blogger, contributor e appassionati di due mondi: editoria e libri.

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