Home > Recensioni > Narrativa > “Funny Girl” di Nick Hornby

“Funny Girl” di Nick Hornby

Miss Blackpool 1964 è la protagonista di una sitcom di fantasia nel nuovo romanzo di Hornby, che rende omaggio agli anni d'oro della televisione. Nella prima metà del 1960, la televisione sembrava mantenere la promessa di ciò che Dennis Potter ha chiamato cultura comune "facendo piazza pulita di tutte le gerarchie noiose e tipiche della parola stampata". Sette case su 10 ora avevano un televisore e,con solo due canali. Sotto il direttore generale Hugh Carleton Greene, la BBC emerse dalla sua crisi esistenziale post-ITV con programmi che surfavano sulle onde del cambiamento sociale. Il romanzo di Nick Hornby, uscito il 6…

Score

Trama
Ritmo
Personaggi
Incipit
Bonus della Redazione

Da leggere!

Conclusione : Libro non banale e perfetto per chi ama la Londra anni '60.

Voto Utenti : Puoi essere il primo !
84
8 Flares Twitter 3 Facebook 5 Google+ 0 8 Flares ×

Miss Blackpool 1964 è la protagonista di una sitcom di fantasia nel nuovo romanzo di Hornby, che rende omaggio agli anni d’oro della televisione.

Nella prima metà del 1960, la televisione sembrava mantenere la promessa di ciò che Dennis Potter ha chiamato cultura comune “facendo piazza pulita di tutte le gerarchie noiose e tipiche della parola stampata”. Sette case su 10 ora avevano un televisore e,con solo due canali. Sotto il direttore generale Hugh Carleton Greene, la BBC emerse dalla sua crisi esistenziale post-ITV con programmi che surfavano sulle onde del cambiamento sociale.

Il romanzo di Nick Hornby, uscito il 6 Novembre in Inghilterra per i tipi di Penguin, è una sorta di show televisivo immaginario di questo periodo. Barbara (e Jim), una sitcom su una giovane coppia di coniugi, va in onda per la prima volta nel dicembre del 1964, nei primi giorni del nuovo governo laburista e ha appena 17 milioni di telespettatori. La stella è Barbara Parker, Miss Blackpool 1964, ora ribattezzata Sophie Straw (anche se il suo personaggio conserva il nome originale) e lanciata come la Lucille Ball britannica. Si forma una partnership creativa spumeggiante con gli autori dello show, Tony Holmes e Bill Gardiner, che si sono incontrati in una cella dopo essere stati entrambi arrestati per atti osceni in luogo pubblico; la co-protagonista, la pericolosamente affascinante Clive Richardson; il regista-produttore, Dennis Maxwell-Bishop, la cui “concessione” di fronte ai venti del cambiamento è quello di indossare a volte un blazer a righe con una camicia aperta sul collo. Ognuno di loro – in virtù di essere gay, infedele, tradito, infelicemente sposato o non corrisposto in amore – ha sentimenti contrastanti circa la creazione di un rapporto sullo schermo, proprio per la relazione con tutto quello che viene vissuto nella vita privata.

Acquista “Funny Girl” con il 15% di Sconto

Hornby ricrea piacevolmente una certa versione della Londra degli anni Sessanta, un mondo in cui le aspiranti attrici lavorano dietro il bancone dei cosmetici da Derry & Toms, vivono in monolocali ad Earls Court pagando sei pence per il fuoco del gas, soffrono quando vengono chiamate “soubrette” o “gnocche”. Mentre il decennio corre, il romanzo racconta la nascita di un sistema più fluido e delle nuove celebrità.

Niente di quello che Hornby scrive potrà mai essere di banale comprensione per il lettore, e in Funny Girl mostra il suo solito talento per la cornice narrativa e la semplice storia umana che ispirano le sue storie. Centro morale del libro è Dennis, con il suo profondo impegno per trasformare la televisione in un mezzo di comunicazione democratico e popolare. La sua nemesi è il critico Vernon Whitfield, autore di discorsi radiofonici soffocantemente seri su “Sartre, Stockhausen e la morte dell’anima” la cui istruzione, sostiene Dennis, ha prodotto “il tipo di mente che disprezza l’intrattenimento e le persone”.

Un grande limite del romanzo sta nel non riuscire a trasmettere il perché questo spettacolo abbia avuto un tale impatto sulla cultura inglese di quegli anni. Ma, per completezza, è giusto osservare che un obiettivo come questo è probabilmente impossibile da realizzare. La sit-com Barbara (e Jim) ha incarnato il senso collettivo di un’epoca di umorismo in cui le cose un tempo sovversive sembrano improvvisamente essere state addomesticate.

Questo romanzo parla della natura inevitabilmente effimera della televisione, della sua dipendenza da uno stato d’animo condiviso che resta pur sempre momentaneo. Ma il libro non è mai del tutto capace di tradurre la qualità evanescente in un’altra forma. In parte questo è dovuto al fatto che non sfrutta appieno ciò che un romanzo sa fare meglio rispetto alla TV: entrare nella testa dei suoi personaggi. I monologhi interiori sembrano poco sviluppati e il linguaggio utilizzato per trasmettere i sentimenti, la gestualità e gli umori non funziona a dovere. Tuttavia il dialogo del libro – ci sono intere parti che consistono quasi interamente in discorso diretto – è veloce e divertente.

Redazione

Redazione
Blogger, contributor e appassionati di due mondi: editoria e libri.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

8 Flares Twitter 3 Facebook 5 Google+ 0 8 Flares ×