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Ghana Must Go di Taiye Selasi

Prima di leggere la prima pagina di questo libro bisogna essere a conoscenza del profilo dell’autore. L'autore ha avuto come mentore Toni Morrison e come supporter Salman Rushdie. Lei ha studiato a Yale e Oxford, metà nigeriana e mezza ghanese, nata a Londra, cresciuta a Boston, oggi cittadina di Roma. Il suo saggio del 2005 "Che cosa è un Afropolitan?" ha dato un volto a una classe di sofisticati, cosmopoliti giovani africani che sfidano gli stereotipi degli oppressi. Il suo racconto breve "la vita sessuale di ragazze africane" è stato pubblicato nel The Best American Short Stories lo scorso anno. Ha…

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Personaggi
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Da leggere!

Conclusione : Un libro assolutamente da leggere per capire meglio l'Africa e andare oltre i soliti stereotipi.

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Prima di leggere la prima pagina di questo libro bisogna essere a conoscenza del profilo dell’autore. L’autore ha avuto come mentore Toni Morrison e come supporter Salman Rushdie. Lei ha studiato a Yale e Oxford, metà nigeriana e mezza ghanese, nata a Londra, cresciuta a Boston, oggi cittadina di Roma. Il suo saggio del 2005 “Che cosa è un Afropolitan?” ha dato un volto a una classe di sofisticati, cosmopoliti giovani africani che sfidano gli stereotipi degli oppressi. Il suo racconto breve “la vita sessuale di ragazze africane” è stato pubblicato nel The Best American Short Stories lo scorso anno. Ha inoltre adattato una sceneggiatura per Alicia Keys. Ghana Must Go – prende il nome dalla frase nigeriana rivolta ai rifugiati ghanesi in arrivo durante i disordini politici negli anni ’80 – è uno dei debutti più pubblicizzati degli ultimi tempi.

Taiye Selasi scrive con scintillante rigore poetico, un senso di audacia, e un investimento emotivo profondo nella vita e nelle trasformazioni dei suoi personaggi. Ci sono un sacco di momenti commoventi in questo romanzo, un sacco di osservazioni del dolore come sentimento fisico inflitto dall’esperienza sociale e dai legami d’amore. Ma le lacrime scorrono con leggerezza attraverso passaggi di splendida descrizione e indagine psicologica, lasciando dietro di sé un potente ritratto di una famiglia distrutta – “una famiglia senza gravità” – alle prese con il rimettersi di nuovo in sesto.

Il romanzo si apre con Kwaku Sai, un chirurgo del Ghana emigrato in America e poi ritornato a casa, che sta morendo nel giardino di una casa che una volta aveva abbozzato su un tovagliolo di carta. Lo schizzo è stato materializzato da un vecchio yogi in abiti swami che trovò nel vivere in una casa sull’albero e di fronte al mare, i suoi occhiali da vista sul mondo. La morte, per infarto, è raccontata lentamente, intrisa dei ricordi di Kwaku, dalle nascite dei suoi figli, alla sua ingiusta caduta professionale, a Folasade, la sua prima moglie, il cui ricordo viene portato alla mente come “gocce di rugiada sui fili d’erba simili a diamanti sparpagliati liberamenti da alcuni dei “. La sua seconda moglie, Ama, sta dormendo vicino a lui, ignara, e Fola, con il cuore spezzato molti anni prima dall’abbandono improvviso di Kwaku, è in un’altra casa, in un’altra spiaggia, a fumare sigarette in solitudine.

Dall’altra parte dell’oceano in America i loro bambini imparano delle cose nuove. Hanno le loro tasche pre-formate per il dolore. C’è Olu, la più vecchia, responsabile, anche lei chirurgo, sposata a Las Vegas con Ling, un cinese-americano verso cui prova un amore infinto, ma che trova difficile accettare come la sua famiglia. Ci sono Taiwo e Kehinde, i bellissimi gemelli con occhi castani, il cui rapporto e la rispettiva immagine di sé sono stati segnati da un episodio terribile a Lagos quando erano bambini. Taiwo, uno scrittore di talento, imbronciato e distaccato, sta studiando per diventare avvocato, ma coinvolto in una vicenda scandalosa con il preside della sua università. Kehinde è diventato un pittore di successo, ma si nasconde in uno studio a Brooklyn, così come nasconde le cicatrici sul suo polso. E poi c’è Sadie, la più giovane, la cocca di sua madre, la più insicura di tutti al punto di sentirsi bulimica, studiando al massimo all’università per brillare come tutti i suoi fratelli. È il ritrovo di questi bambini, su una spiaggia del Ghana, la meta verso cui il racconto si muove, in modo opaco e frammentato.

Si rintraccia l’eco di Toni Morrison nell’intensità e nel mistero della narrazione. Continua lo smantellamento “Afropolitan” di una percezione ormai obsoleta del continente, spostando l’obiettivo sulle sue differenze e peculiarità. Ma la coscienza di questo romanzo è anche saldamente radicata in Occidente, in America, nella mancanza di radici tramandata da generazioni di immigrati e declinata in una miriade di soggettività. La gamma pura di persone e luoghi, e il salto che compie la lente narrativa, può interferire con il collegamento tra lettore e personaggio, ma la Selasi indugia con una così acuta osservazione emotiva in ogni momento che è difficile non esserne aspirati. Sadie è il più convincente dei suoi soggetti, nella sua vulnerabilità e lotta per accettarsi così come si è, ma è il conflitto interno nel matrimonio tra Olu e Ling che ha più risonanza. Ecco un quadro vivido di come si diventa tutto e di come si incontra la gravità. Il romanzo offre una profonda comprensione di come la nostra esperienza infantile famigliare definisce a nostro discapito, la capacità di amare in età adulta.

Redazione

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Blogger, contributor e appassionati di due mondi: editoria e libri.

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