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“La regina delle nevi” di Michael Cunningham

Il nuovo attesissimo romanzo di Michael Cunningham "La regina delle nevi" prende il titolo dalla fiaba di Hans Christian Andersen e racconta dei poteri di redenzione dell'amore e della sua capacità di scaldare anche il più duro dei cuori. A differenza del suo acclamato romanzo, uscito nel 1998, "Le ore", in cui ha lavorato su una serie di variazioni inventive di "Mrs. Dalloway ", romanzo di Virginia Woolf, questo ultimo libro ha solo un rapporto tangente al racconto di Andersen. "La regina delle nevi" prende soltanto il tema centrale e le immagini invernali, che servono da ispirazione per creare una…

Score

Trama
Ritmo
Personaggi
Incipit
Bonus della Redazione

Mistico

Conclusione : Un libro molto atteso, che non delude le aspettative.

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Il nuovo attesissimo romanzo di Michael CunninghamLa regina delle nevi” prende il titolo dalla fiaba di Hans Christian Andersen e racconta dei poteri di redenzione dell’amore e della sua capacità di scaldare anche il più duro dei cuori.

A differenza del suo acclamato romanzo, uscito nel 1998, “Le ore”, in cui ha lavorato su una serie di variazioni inventive di “Mrs. Dalloway “, romanzo di Virginia Woolf, questo ultimo libro ha solo un rapporto tangente al racconto di Andersen. “La regina delle nevi” prende soltanto il tema centrale e le immagini invernali, che servono da ispirazione per creare una storia contemporanea sull’amore familiare e romantico, sull’amore perduto e trovato.

Il risultato è senza dubbio più originale ed emotivamente penetrante. È un romanzo che non si basa pesantemente su allusioni letterarie, tuttavia è una storia che mette in mostra i punti di forza dell’autore, laddove crea il potente ritratto di due fratelli con il loro urgente desiderio di trovare uno scopo e un senso di appartenenza.

Triadi e trittici sembrano esercitare una presa particolare sull’immaginazione di Cunningham, a giudicare anche dai suoi romanzi precedenti. La storia si concentra sulla vita di un uomo di 38 anni di nome Barrett che lavora in un negozio di abbigliamento vintage e che è stato appena lasciato dalla sua ultima fidanzata; suo fratello maggiore, Tyler, un musicista con poco o nessun seguito, e una segreta dipendenza da droghe; e la fidanzata malata di Tyler, Beth, che ha ricevuto una diagnosi di cancro al quarto stadio. Intorno a questi tre orbita un eterogeneo gruppo di amici, amanti e colleghi, che insieme formano un piccolo sistema solare con sede a Brooklyn disegnato da Cunningham con simpatia, umorismo e perizia psicologica.

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Il romanzo inizia con una visione – o un’esperienza mistica – di Barrett a Central Park una sera nevosa nel 2004. In un primo momento pensa che sia “un aspetto bizzarro delle aurore boreali” ma subito dopo si convince di essere di fronte a qualcosa di più metafisico, come “l’occhio di Dio” che guarda verso di lui. Scosso e spaventato, decide di non dire a suo fratello quello che ha visto: “non è pronto per lo scetticismo di Tyler (…) non è realmente pronto a vedere Tyler preoccupato per lui”.

Come nei precedenti romanzi di Cunningham, c’è qualcosa di vagamente incestuoso sul rapporto tra Barrett, Tyler e Beth. I fratelli si erano avvicinati dopo la morte improvvisa della madre anni prima. Questi ragazzi senza madre sono diventati uomini di mezza età senza trovare la loro vocazione o sviluppare i loro talenti. Barrett ha sviluppato una serie di “capacità languide” (può recitare più di cento poesie, sa abbastanza di filosofia occidentale per fare una serie di conferenze, insomma sa tanto di tutto), ma non ha coltivato mai abbastanza né la capacità di scegliere né la perseveranza. Tyler, con un dono per la musica, è diventato, a 43 anni, un musicista sconosciuto, che veglia la sua ragazza mentre muore in un appartamento squallido e abbandonato.

Cunningham sembra aver sfruttato le sue inclinazioni più sentimentali e invece di sciorinare frasi poetiche una dopo l’altra per evocare le situazioni difficili dei suoi personaggi, permette al lettore un accesso diretto ai loro cuori e alle loro menti, utilizzando la sua empatia e il suo marchio di fabbrica, il flusso di coscienza (potenziata forse dallo studio della Virginia Woolf di “Le ore” ).

Allo stesso tempo, Cunningham offre un ritratto impressionista di Brooklyn intorno al 2004 e dell’East Village. Una fotografia di come l’America si sgancia dall’epoca segnata da George W. Bush per abbracciare il “cambiamento elettorale” del 2008. Queste istantanee attestano la capacità dell’autore di darci il senso intimo della vita quotidiana dei suoi personaggi, pur collocando le loro speranze e sogni nel contesto di due momenti cruciali della storia americana.

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Blogger, contributor e appassionati di due mondi: editoria e libri.

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